Monday, 12 October 2015

Gli italiani si indebitano per le vacanze


Italiani, voglia di ferie: chiesti 26 milioni di prestiti per le vacanze

La cifra emerge da un'inchiesta di Facile.it e Prestiti.it. L'incidenza sul totale dei
finanziamenti richiesti è comunque in calo rispetto all'anno scorso

 Voglia di vacanze. Per gli italiani è tanta da ricorrere a unprestito per poter partire e fare qualche giorno di ferie. Secondo i numeri elaborati da Facile.it e Prestiti.it, nel primo semestre del 2015 i finanziamenti erogati per pagare viaggi e vacanze sono stati pari a circa 26 milioni di euro. Una cifra alta ma che confrontata con il 2014 rappresenta un'incidenza ridotta rispetto al totale dei prestiti richiesti.
Notevolmente ridotta rispetto allo scorso anno e poi la cifra media richiesta che nei primi sei mesi del 2015 è calata del 20%, dai 5.300 euro chiesti nel 2014 ai 4.200 euro di quest'anno. Scorrendo i numeri dell'Osservatorio di Facile.it e Prestiti.it si scopre come invececrescano i tempi di restituzione previsti. Se infatti nel 2014 chi chiedeva un finanziamento per pagare un viaggio aveva in mente di restituire l'importo in 42 rate, nel 2015 si è passati a 47, vale a dire che la vacanza verrà pagata in circa 4 anni. 
Cambia anche il profilo medio di chi chiede un finanziamento per le proprie vacanze: si è passati da un'età media piuttosto bassa (38 anni), a una un po' più elevata (41 anni). Unendo questo dato a quello dell’importo richiesto e dello stipendio di chi sottoscrive la domanda (1.600 euro in media) è possibile ipotizzare la riduzione dell’incidenza dei viaggi di nozze sul totale di quelli pagati con un prestito e l’aumento delle vacanze “familiari” in destinazioni non troppo lontane. 
Se in termini assoluti sono Lombardia e Campania le due regioni in cui vengono sottoscritte il maggior numero di richieste di prestiti per viaggi e vacanze (rispettivamente il 29% ed il 12% delle richieste totali), se si osserva l’incidenza dei finanziamenti di questo tipo sul totale di quelli sottoscritti nella regione, alla Lombardia, ancora una volta prima con una percentuale dell’1,27%, segue il Veneto in cui i prestiti finalizzati al pagamento dei viaggi rappresentano l’1,24% del totale.

Saturday, 7 June 2014


Rapporto Istat 2014: finita la recessione, in Italia continua la palude
La recessione è finita, ma la stagnazione no. Il Rapporto Istat 2014 presentato stamane a Montecitorio mostra un Paese che ancora non riesce a ripartire: il Mezzogiorno è sempre più alla deriva, solo il 30% delle imprese ha migliorato occupazione e fatturato, la disuguaglianza resta "consistente", la povertà aumenta, l'occupazione femminile migliora ma solo perché servono più baby sitter e badanti, tra disoccupati e disposti a lavorare si contano 6,3 milioni di "potenzialmente impiegabili" e, per finire, nel 2013 si è anche toccato un nuovo minimo storico per le nascite.


Friday, 27 December 2013

Immigrati in Italia

In Italia la distinzione fra Nord e Sud in fatto di immigrazione è netta: la maggior parte degli stranieri si concentra in Lombardia e Veneto, regioni a cui bisogna aggiungere anche il centrale Lazio, mentre nel Meridione l'incidenza degli stranieri è bassa. Lo rivelano i dati dello Sprar, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.Le regioni con più immigrati al Sud sono Sicilia e Campania, mentre in fondo alla classifica ci sono i Comuni di Puglia e Sardegna, dove solo poco più del 2% della popolazione non è di nazionalità italiana. Classifica a parte quella sull'accoglienza, di cui si occupa nello specifico Sprar, appoggiandosi ad una rete di enti locali. In questo ambito il Sud si distingue nell'accogliere le persone più vulnerabili con le situazioni più difficili e anche in questo caso la Sicilia è in testa.

Il ritratto degli italiani secondo il Censis: tristi e sciapi

Il ritratto degli italiani nel 47esimo rapporto del Censis è ancora una volta segnato dalla crisi. La congiuntura economica ha i suoi effetti sull'occupazione, l'istruzione, la spesa quotidiana e quella per il tempo libero, una condizione che ha reso la società italiana "sciapa" e "infelice", come scrive il Censis nel suo rapporto. Tre milioni di disoccupati e 6 di precari spingono gli italiani in una situazione di "dilagante incertezza sul futuro" lavorativo. La stessa incertezza che colpisce le famiglie italiane: una su quattro, scrive il Censis, fatica a pagare tasse o bollette e il 70% è in difficoltà se deve affrontare una spesa imprevista. Non solo: la crisi ha imposto una "profonda ridefinizione dei consumi": è caccia alle promozioni e all'acquisto dei cibi più convenienti, si rinuncia al cinema e sempre più spesso auto e scooter restano in garage. Il quadro più sconfortante se così si può dire emerge dai dati sui giovani: tra i Neet, coloro che non lavorano, non studiano e non cercano un posto, il 43,7% ha al massimo la licenza media, oltre il 17,5%, con punte fino al 20%, abbandona la scuola dopo la terza media e due italiani su 20 con più di 15 anni hanno solo la licenza elementare. La speranza in futuro potrebbe venire dalle donne e dagli immigrati, gli unici che alla crisi rispondono creando nuove imprese.


Fra disoccupati e scoraggiati sei milioni senza lavoro

Un esercito di inattivi che guarda al futuro con preoccupazione e senza molte speranze. I Disoccupati e scoraggiati in Italia hanno sfondato il drammatico muro dei sei milioni: ai 3,07 milioni di disoccupati si aggiungono, infatti, i 2,99 milioni di persone scoraggiate che sognano un impiego, ma non si attivano per trovarlo. E' quanto emerge dalla tabelle dell'Istat sulle "forze lavoro potenziali". In particolare gli inattivi che non cercano impiego pur essendo disponibili a lavorare, ci sono quasi 1,3 milioni di persone "scoraggiate", ovvero che non si sono attivate nella ricerca di una occupazione pensando di non poter trovare nulla da fare.
Si tratta soprattutto di giovani e di persone che vivono nelle regioni del Sud, per loro il lavoro è sempre di più una chimera.
L'Istat infine individua nell'area della "sotto-occupazione" nel secondo trimestre 2013 circa 650.000 persone mentre oltre 2,5 milioni di persone sono occupati con un "part time involontario", in crescita di oltre 200.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2012

Video - I disoccupati nel 2013

Natale 2013 e crisi, meno spese e regali ma trionfa il Made in Italy

Milano (TMNews) - Acquisti in calo, meno regali sotto l'albero, ma un trionfo per il Made in Italy: l'ennesimo Natale della crisi per gli italiani si presenta in chiaro scuro. La flessione degli acquisti è evidente come raccontano i dati di Coldiretti: per comprare i doni per parenti e amici le famiglie italiane hanno speso poco più di 4 miliardi di euro, cioé 205 milioni di euro in meno rispetto all'anno scorso. Una diminuzione che ha riguardato i consumi in generale per le feste, con le spese natalizie crollate dal 2007 ad oggi: in soli sei anni, dice il Codacons, gli acquisti si sono ridotti di quasi 8 miliardi di euro. Dato confermato anche da Confesercenti secondo cui le vendite per Natale sono diminuite in tutta Italia. L'unico settore che regge alla crisi è quello alimentare: le tavole italiane restano imbandite e se si deve risparmiare si rinuncia alle mode esotiche e ai menù esterofili per rifugiarsi nella più sana, saporita ed economica cucina tradizionale. Un trionfo del made in Italy non solo sulle tavole italiane visto il record segnato dall'export di prodotti tipici natalizi che ha superato i 2,7 miliardi di euro, con lo spumante re delle tavole e dei brindisi in tutto il mondo.

 Video - Natale 2013 e crisi

Otto milioni di poveri

I poveri in Italia sono otto milioni. È l'Istat a tracciare il quadro della sofferenza di famiglie, specie quelle numerose e residenti al sud, che non hanno il necessario per vivere dignitosamente. E sono tre milioni quelli che vivono in assoluta povertà.

Addio classe media

I nuovi poveri d'Italia vivono prevalentemente al Sud in famiglie monoreddito. L'allarme arriva dall'Istituto nazionale di ricerche Demopolis che ha fotografato nel Paese le difficoltà delle famiglie per "arrivare a fine mese". Secondo questo studio la classe media sta sparendo, andando a ingrossare le fila dei "nuovi poveri". La maggioranza degli italiani, il 45%, considera peggiorata, negli ultimi tre anni, la propria situazione economica. E solo il 37% degli intervistati afferma di arrivare alla quarta settimana del mese con relativa tranquillità. Il 40 per cento, invece, è costretto a fare diverse rinunce. La situazione è particolaremente critica al Sud per l'alta incidenza della disoccupazione e del lavoro precario. Cresce anche il numero di coloro che vivono in rosso: quasi un terzo degli italiani ha un mutuo o qualche debito nei confronti di parenti, banche o finanziarie.

I PALERMITANI POVERI E FELICI, PER STAR BENE BASTANO 900 EURO

Ai palermitani non servono i soldi per essere felici. A dirlo è una ricerca della Camera di Commercio di Monza e Brianza che ha calcolato nelle principali città italiane qual è la percentuale di famiglie al di sotto della soglia di felicità e quanto guadagnano. Ebbene a Palermo sotto l'asticella del benessere c'è solo 21,8% dei nuclei familiari. Ai cittadini del capoluogo siciliano secondo la ricerca bastano 900 euro al mese per essere felici, a fronte ad esempio dei 2.000 in Lombardia. I diversi parametri utilizzati hanno cercato di analizzare la qualità in generale dell'esistenza. Non è dunque semplicemente una questione di caro-vita e di prezzi più alti al Nord visto che la mappa della felicità attraversa l'Italia dall'inizio alla fine: oltre a Palermo, terza in classifica, le città più felici sono Genova, e Firenze, in testa a tutti.

Il colloquio di lavoro - 10 tips

Thursday, 26 December 2013

Generazione Facebook

La generazione nata negli anni 90 è cresciuta in un ambiente pienamente digitale: internet, videogiochi, smartphone, social network sono per I nativi digitali pane quotidiano, parte integrante della loro vita. Chi sono i figli della Rete, e quanto sono diversi dai loro padri? Quali sono le implicazioni a livello sociologico, psicologico e cognitivo del crescere ed apprendere in un ambiente digitale?


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